L’epopea del Corpo


I vigili del fuoco nel periodo fascista e durante la seconda guerra mondiale. Nasce la moderna organizzazione del Corpo, secondo il “modello” Milano.
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I Vigili del Fuoco furono uno dei corpi “militari”che ebbero maggiore attenzione dal regime fascista. Benito Mussolini, ad esempio, non mancava mai di elogiarne la preziosa opera e presenziò alla manovra di Piazzale di Siena a Roma nel 1939 ed alla cerimonia di inaugurazione delle Scuole Centrali Antincendi. All’indomani dell’armistizio, il Corpo dei Vigili del Fuoco si spaccò in due tronconi, uno operante al Centro Nord sotto il controllo della DGSA della Repubblica Sociale Italiana e l’altro sotto il controllo del Regno del Sud ma sopratutto delle autorità militari alleate. Le operazioni di “guerra” si concluderanno solo quando il Corpo di Trieste terminò il recupero delle vittime delle foibe.


In quegli anni, nessuna nazione in Europa e nel mondo poteva vantare una migliore organizzazione antincendi, predisposta in maniera tempestiva solo in Italia fra tutti i paesi coinvolti nel secondo conflitto mondiale. Alla fine di maggio del 1940, ad esempio, nel primo pomeriggio di sabato risuonò l’allarme aereo in tutte le città. Era la prova generale del dispositivo. Dalle sirene installate sui municipi, sugli edifici pubblici e sulle grandi fabbriche, i sibili di diverso tono, cupi quelli a depressione e acuti quelli rotativi, fecero scattare la difesa passiva, pronta a fare fronte ad un attacco aereo che vedeva in prima linea il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco da poco sorto dall’unificazione dei corpi comunali. Com’è noto, la necessità di costituire un Corpo nazionale si era evidenziata quando negli anni ‘30 l’autorità militare sperimentò l’utilizzo e la manovrabilità del dei diversi corpi civici, sparsi sul territorio, i quali risultarono così eterogenei sul piano organizzativo e funzionale da non dare sicuro affidamento per un eventuale impiego collettivo. Fu fondato, così il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ai cui membri vennero riconosciute funzioni militari e forniti gli armamenti individuali con un Decreto del Ministero degli Interni di concerto con quello delle Finanze. Il fatto rientrava allora nell’ordine naturale delle cose e della politica del regime fascista. In realtà le armi non servirono ai Vigili del Fuoco che non le usarono mai, mostrandole solo in parate ufficiali o per organizzare i servizi di guardia delle caserme. 


 L’amministrazione dei pompieri italiani vantava un ordinamento organico ed unificato. Centro motore della graduale e profonda trasformazione è stato il Ministero degli Interni, che dopo gli studi preliminari, affidò nel 1938 la cura tecnico-organizzativa al Prefetto Alberto Piombini, una sorta di padre putativo del Corpo. Il processo di unificazione riguardò il personale, le uniformi, gradi, materiali, mezzi tecnici ed infrastrutture. Per l’addestramento venne adottata la regolamentazione in vigore al Corpo di Milano, nel contempo, venne costruita la Scuola Centrale Antincendi di Roma-Capannelle. L’appellativo “pompiere” di provenienza francese venne sostituito con R.D. giugno 1938 n. 1201 da quello “Vigile del Fuoco” e quando venne pubblicato il R.D. del 27 febbraio 1939 n. 333 il Corpo Nazionale era già, di fatto, da un anno costituito e funzionante.In particolare, erano stati già unificati diametri di tubazioni e raccordi nel quadro delle Leggi UNI del 1938 e tutto il materiale rotabile aveva abbandonato il colore rosso per il grigio-verde. In quanto agenti di polizia giudiziaria, agli ufficiali fu distribuita la pistola Beretta calibro 9; 23, ai sottufficiali il moschetto automatico Beretta di recentissima adozione, ai Vigili il moschetto 91. Tutto il personale venne abilitato all’uso di armi collettive, quali il fucile mitragliatore Breda ‘30 e la mitragliatrice Breda ‘37. Venne quindi incrementato il programma di unificazione accelerando la consegna ai Corpi di autoscale (FIAT-BERGOMIMAGIRUS), autopompe (O.M.), autocarri (SPA 38/R) e motopompe trainabili e barellabili (TAMINI-ASPI). Prima della fine del 1939 venne incrementata la produzione di tubazioni, deviatori, collettori e lance; venne censito e riadattato tutto il materiale ancora utilizzabile delle datazioni individuali dei Corpi locali. Il Ministero indiceva regolari concorsi annuali per il reclutamento dei Vigili del Fuoco permanenti e per l’ammissione ai concorsi, oltre ai prescritti requisiti fisici, culturali e morali il candidato doveva conoscere molto bene uno dei mestieri indicati nel Bando ed essere iscritto al Partito fascista. Tutte le prove d’esame si svolgevano presso le Scuole Centrali Antincendi al termine degli appositi corsi per Ufficiale ed allievo vigile. Il personale permanente doveva sempre considerarsi in servizio anche se non di turno ed in via normale il servizio veniva espletato in turni di ventiquattro ore continuative, alternate a ventiquattro ore di riposo, condizionato con obbligo di reperibilità e servizio-prevenzione presso i pubblici cineteatri.

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