Non dimentichiamo i nostri eroi
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Anche dinanzi alla morte non siamo tutti uguali. Può accadere, infatti, che morire in servizio e per causa di servizio lontano dalla propria regione, dalla propria città, significa cadere nell’oblio, finire per essere dimenticato da tutti. Stiamo andando verso un’Italia migliore ma le differenze restano. Far parte del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, proprio perché “Corpo Nazionale” significa far parte di uno stesso organismo a prescindere dalla propria origine regionale, eppure, anche in una struttura unita e compatta, come appunto il Corpo dei Vigili del Fuoco, permangono delle diversità di valutazione che si riflettono in comportamenti che poco hanno a che fare con lo spirito stesso del Corpo.
Tra i pompieri molti sono originari delle regioni del Sud e sono costretti,comunque, a trasferirsi al Nord per lavorare e rinfoltire gli organici di quei Comandi che, altrimenti, non potrebbero garantire il servizio. Sono emigranti moderni, gente del Sud che sceglie il Nord per lavorare e vivere, per far crescere i propri figli. E’ una realtà importante che l’appartenenza al Corpo Nazionale avrebbe dovuto sancire e soprattutto uniformare, riunire, sostenere.
Sappiamo, infatti, che il personale operativo viene spostato per esigenze di servizio in tutta Italia e che viene chiamato, appunto ad operare, a rischiare la propria vita per salvarne altre, fino al sacrificio estremo. Come è accaduto, ad esempio, a Stefano Picerno e Carlo La Catena, che nell’attentato stragista di Via Palestro, hanno sacrificato la loro vita per gli altri, ma sono stati dimenticati per una non comprensibile competenza territoriale (ossia, appartenenza) pur essendo eroi nazionali dai Vigili del Fuoco. Infatti, Stefano Picerno nato a Terni ma morto a Milano, da quale Comando dovrebbe essere ricordato? Allo stesso modo, Carlo La Catena nato a Napoli ma morto a Milano, da quale Comando può essere ricordato? Da tutti, viene da rispondere, eppure non è così... Infatti, mentre al loro “collega” Sergio Pasotto, nato a Milano e morto a Milano gli è stata dedicato un distaccamento
nella città lombarda, il loro sacrificio è rimasto nell’oblio. Intitolare una sede di un Comando o distaccamento alla memoria di un “uomo” deceduto nell’adempimento delle sue funzioni per salvare altre vite umane, significa tributare un riconoscimento specifico al suo operare, ricordarlo come un eroe ma soprattutto come un Vigile del Fuoco. “Le medaglie d’oro e d’argento non bastano - spiega Nicola Perna, presidente dell’associazione “Carlo La Catena” - Carlo meritava che il suo sacrifico venisse ricordato a tutti i pompieri italiani. Abbiamo chiesto come associazione in più occasioni che gli venisse intitolata una sede di servizio, in qualsiasi parte d’Italia, soprattutto per la sua azione coraggiosa. Una richiesta che abbiamo più volte avanzato ed alla quale non ci è stata mai data una risposta esaustiva”. 
Il ricordo della strage Ero a casa a Legnano, quella sera del 27 luglio 1993. Ero da poco rientrato da una delle consuete interminabili giornate al Palazzo di Giustizia di Milano, per raccontare in presa diretta per il Tg5, le quotidiane vicissitudini dell’inchiesta Mani pulite. Ad un certo punto ricevo da un collega di turno a Roma una telefonata concitata. Erano esplose bombe a Roma e a Milano, non si sapeva nulla di più . Poco dopo una ulteriore precisazione, mentre in fretta e furia mi stavo vestendo per essere pronto ad andare sul luogo dell’esplosione. La bomba era esplosa in via Palestro, davanti ai giardini comunali, a pochi passi dallo storico Palazzo della Stampa in piazza Cavour. 
Arrivai sul posto dopo circa mezz’ora,collegandomi via telefono, un cellulare Nokia P2 enorme, pesante, con lo studio del Tg5 a Roma nelle diverse edizioni straordinarie. Una scena di devastazione totale, odore acre di carne bruciata, brandelli di vestiti sparsi ovunque, il braccio di un uomo penzoloni da un ramo di un albero dei giardini pubblici. Poco dopo giunse sul posto la cosiddetta fly per potersi collegare via satellite in diretta non solo audio ma anche video. Le prime immagini dell’attentato, i primi commenti della gente che si era riversata per strada dopo il terribile botto, le prime incerte e confuse ipotesi investigative. Ci vorranno anni rima di individuare la vera pista per individuare esecutori e mandanti.
Una strage di stampo mafioso, ordita dai clan feriti di Cosa nostra contro lo Stato, contro la democrazia, contro i cittadini di questo Paese. Un Paese che fa in fretta a dimenticare dunque. Dove i cavilli della burocrazia, quel labirinto infinito avidamente custodito dal mostro Minotauro, di fatto, pongono ostacoli insormontabili che minano la nostra convivenza civile ed impediscono alla Autorità costituita di prendere decisioni sacrosante come quella di intitolare un luogo ad un Eroe, solo perché non è nato nella regione del suo sacrificio. Incredibile, davvero...
Mi trovo in questi giorni, mentre scrivo questa nota, nella particolare condizione di paziente, dopo un guaio serio al mio “indignato” ventricolo sinistro. Ho quindi possibilità di azioni limitate. Ma qui faccio a tutti voi una solenne promessa. Appena potrò rientrare in pista metterò a disposizione degli amici Vigili del Fuoco tutta la forza della mia rubrica del Tg5 L’Indignato speciale e scatenare una vera e propria campagna mediatica onde superare questi stupidi ostacoli e dare ai due nostri Eroi quello che hanno meritato con il sacrificio delle loro vite.
Associazione Carlo La Catena - Via Veterinaria, 14 - 80137 Napoli - +39 081 5260176 - +39 338 4979102
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